Di Leone, addio al Cavour da pelle d'oca: parole che fanno bene al calcio

DI LEONE: "ABBIAMO PIANTO E GIOITO. ABBIAMO VISSUTO"

Addio al Cavour, parole da far leggere ai giovani

13 giugno 2017

 

Parole che fanno bene al calcio. Parole intense, che ripercorrono un viaggio che va decisamente oltre ai rimbalzi del pallone. Sarebbe bello che fosse sempre così. Pino Di Leone, nel suo addio al Cavour, ha lasciato sul web molto più che una dichiarazione sottoforma di notizia utile per i giornalisti: un inno alla vita, alle emozioni, alla passione. C'è il racconto di una storia vissuta col cuore in un misto di romanticismo, realtà e nostalgia. Una storia d'amore, più che un semplice percorso calcistico.

 

Le parole di Di Leone (allenatore, educatore, sempre impegnato nel volontariato, i libri per lui sono un vero capitale) devono insegnare molto a quei giocatori e addetti ai lavori che hanno smesso di credere in questo splendido sport, nei suoi valori e negli ambienti delle società calcistiche. Troppa diffidenza, chiacchiere, disaffezione, abbiamo sentito ultimamente. E invece leggete quanta intensità, quanto attaccamento alla causa, quanti sacrifici, emozioni e soddisfazioni siano messi in luce nel messaggio di Di Leone, che sarebbe da scolpire nel marmo perchè fa capire esattamente cosa può lasciare una piccola grande squadra di Eccellenza o Promozione negli occhi e nel cuore di un tecnico.

 

"CAVOUR: visita guidata
7 anni. Non so quante partite. Non mi interessa. Almeno adesso.
Pace dello spirito raggiunto grazie alla propria soddisfazione nel sapere di esserti sforzato di fare il meglio di cui sei capace.

Sono parole di John Wooden. E' stato un grande allenatore di basket.
Ma le faccio mie oggi. Ci sono persone che non ti lasciano in pace. E c'è' gente che ti mette in pace. Io tra 10 anni non so se ricorderò un risultato. So che ricorderò tutte le facce che ho incontrato. Tutti i ragazzi che ho allenato. Quelli di un allenamento "mister troppo faticoso per me, preferisco altro", come quelli di 7 anni. Anche quelli con cui fatichiamo oggi dialogare ma rimangono ben impressi dentro di me.
Collaboratori che hanno conosciuto il mio intimo, i miei dubbi, i miei stati d'animo. Molti sono amici anche fuori dal campo. "Guardami io sono pronto a scendere nella fossa con te". Non mi tradirebbero mai. A loro cambiavo l'allenamento in continuazione. I soldi spesi dallo psicologo li hanno aiutati a sopportarmi.
Ho allenato la squadra dei sogni. Ho visto alcuni iniziare a lavorare, ho avuto la fortuna di vederli diventare padri. Ho conosciuto i loro stati amorosi. A qualcuno ho dovuto scrivergli i temi in diretta su whatsapp mentre erano in classe. Ad altri li ho caricati in macchina o li ho invitati alla presentazioni di libri che mai avrebbero voluto leggere. A qualcuno ho obbligato leggere un libro. Ad altri, in stato di adrenalina, ho messo direttamente le dita nel naso. Con alcuni ho sbagliato a non capire il loro potenziale. Con altri ho sbagliato i tempi. Allenare vuol dire ferirsi.
Ho trovato sempre gente meravigliosa. Abbiamo riso, pianto, gioito. ABBIAMO VISSUTO. Il video sotto (presente sul suo profilo Facebook ndr) è un omaggio al Pres. ma anche a tutti i fantastici ragazzi che ho allenato, ai collaboratori, ai dirigenti, al mondo CAVOUR. Ci fosse un'altra vita chiederei di allenare questa squadra".

di Boetto Ivan & C.

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