Di Leone, cuore di Pinerolo: il ritorno da mister, la laurea sul calcio, un passato da cartotecnico

DI LEONE A PINEROLO: "CASA MIA, SI CHIUDE UN CERCHIO"

Oltre il pallone: la tesi sul calcio, il passato da cartotecnico

16 giugno 2017di Michele Rizzitano

 

Ha fatto commuovere tutti con le sue parole d'addio al Cavour dopo 7 anni. Ora Pino Di Leone, tra i tecnici più stimati del calcio piemontese, riparte ufficialmente dalla panchina del Pinerolo che nel 2018 festeggierà i 100 anni di storia. Ma in questa intervista siamo andati molte oltre la semplice conferma di un allenatore che va ad allenare la squadra del suo paese. Sono passati oltre 3200 giorni da quella notizia che ricordiamo ancora di aver battuto, quando Di Leone rilevò il ds Salvai nel settembre 2008 dopo le dimissioni di Lusignani.

 

Nato a Pinerolo, cresciuto a Pinerolo, Di Leone ha esordito nella stessa città in serie D da giocatore dopo tutta la trafila nel settore giovanile, dove ha poi vinto 9 campionati. E poi proprio nel 2008 ha esordito in prima squadra da mister. Oggi dice: "Sono a casa, in un mondo-Pinerolo che conosco praticamente a memoria. Torno sempre dove ho già allenato, significa che qualcosa di buono magari ho lasciato".

Ma andiamo a scoprire meglio chi è Di Leone: una curiosa laurea con tesi sul calcio (titolo: "Hasta la victoria siempre, ma pure nu pareggio è dignitoso", inno dei 99 Posse), da oltre 40 anni vive il mondo del pallone e da oltre 20 anni si occupa di minori come educatore professionale.

Questo è il suo mondo che seguiva già da ragazzo e che ha messo "...temporaneamente in secondo piano quando ho incontrato una persona. Mia moglie. Per fare qualche soldo in più accettai di fare il cartotecnico per alcuni anni in fabbrica, ma ci volle poco per capire che non era la mia strada e tornai presto a studiare per quella che oggi è la laurea in Scienze dell'Educazione. Adesso sono felice, navigo in mezzo ad orari faticosi e sono sempre impegnato, ma faccio qualcosa di bello anche per gli altri, oltre che per me stesso. Ho a che fare con gente che ha una dignità fortissima e tanto da insegnare a noi che magari ci lamentiamo per cose da nulla". Il sostegno a persone sfortunate (profughi sbarcati a Lampedusa, ragazze vittime di abusi, tossicodipendenti o persone in arrivo da guerre o giri di prostituzione), la vita e i valori dell'oratorio, il calcio amatoriale ("Ma quanto è bello vedere bambini posare il cellulare e giocare alla tedesca sotto casa...?"), la passione per la biblioteca e per i libri, gli eventi gratuiti per raccontare storie di sport al confine tra il ruolo di educatore e psicologo. Un mondo di incredibili e dure realtà, ma ricco di fascino e di storie da scoprire.

 

Di Leone, partiamo dal messaggio al Cavour? "Non mi aspettavo che le mie parole e il mio video diventassero virali. Una cosa però mi fa piacere, il fatto che il clamore spesso associato al segno meno, alle cose negative, alle notizie di odio o di polemica, in questo caso possa aver portato qualcosa di buono tramite un messaggio positivo scritto di pancia, senza neanche rileggerlo. E' raro che queste cose facciano notizia. Una mamma ha letto l'intervista su La Stampa e mi ha contattato, sottolineando che l'ha fatto nonostante non ami il calcio, da un'altra persona ho ricevuto una richiesta d'aiuto. E se le mie parole hanno portato un po' di fiducia nel calcio a tanta gente sono felice".

Addentriamoci nel ruolo da allenatore (il mister ha smesso di giocare a 27 anni preferendo le avventure in panchina) e nella la filosofia di Di Leone, che andava a giocare al Toro da piccolo prendendo il pullman da Pinerolo: "Ho un idolo che mi ha dato l'imprinting, Luigi Fantinuovi, mio allenatore in quegli anni. Ci diceva sempre di sfoggiare meno la tuta della società e di portare di più la borsa, faticando. Ci faceva fare la telecronaca dei rigori. Ha sempre lavorato per il gruppo, per le piccole cose, per la costruzione emozionale e tecnica di un giocatore piuttosto che per il risultato finale e basta. Sono valori che porto ancora dentro, indipendentemente se alleni in Eccellenza, in Promozione, i rom, i disabili o se dai consigli ai bambini che giocano all'oratorio. Oggi la figura dell'allenatore è molto sottovalutata. Per qualcuno non fa nulla o cura i particolari, ma non è assolutamente così. Gli allenatori vincenti? Dico sempre che il vero vincitore è quello che lascia un'impronta. Quando vinci e alzi un titolo, ma non hai creato un gruppo o non hai inculcato nessun valore, che vittoria è? E soprattutto, basta con questa moda che chi vince nel calcio può parlare di tutto, di politica, di economia...Troppo fumo e niente arrosto in questo mondo, troppa apparenza. I miei migliori colleghi sono persone silenziose, che non amano apparire. Un nome? Davide Gousse attuale mister della Rivarolese. Lui è come me, quando dai il massimo e sei a posto con te stesso va bene comunque, anche se fai fatica a trovare squadra perchè non fai parte di una categoria precisa di allenatori, anche se non hai mercato o se altri si vendono meglio".

La laurea e le prime ispirazioni: "Secondo me lo sport è davvero un veicolo educativo e così ci ho fatto su la tesi. Sono andato all'Atalanta, al Milan e all'Inter per vedere come crescono i bambini in quelle società che hanno diversi educatori e psicologi inseriti nello staff 24 ore su 24. Mi interessavano queste dinamiche. Per esempio ho visto alcuni ragazzi mangiare nelle pause pranzo al fianco di idraulici e muratori. Le società volevano che questo avvenisse per fare capire ai loro stessi giocatori di continuare a sognare di fare i calciatori rimanendo coi piedi per terra, parlando con chi fatica tutto il giorno nella vita sicuramente che fanno milioni di persone, magari non proprio i fortunati del calcio".

 

Un' "idea sociale" alla base del modo di allenare di Di Leone: "Sono per il divertimento, per la gioia e le cose utili al prossimo. Qualcosa dobbiamo sempre lasciare agli altri, se vinciamo o perdiamo. Poi sono anche un allenatore che si arrabbia, ma fa parte del gioco. Quando sento che sul 15-0 i ragazzini del Toro o della Juve neanche esultano per un gol penso come mi è stato raccontato giorni fa a quelle società che invece scoppiano di gioia per quell'unico gol segnato proprio alle squadre più forti, nonostante le goleade subite. Il vero calcio è questo, così come quello che ha preso piede in Islanda. Lì per anni hanno costruito sintetici senza neanche pensare che si sarebbero ritrovati una Nazionale forte agli Europei, ma pensando solo a togliere i ragazzi dalle strade e farli smettere di bere".

 

Il Pinerolo: "Sono a casa, è vero, ma stavolta si riparte da zero. La squadra sarà totalmente nuova e quasi nessuno della stagione in serie D resterà nella mia rosa. La cosa più bella? Ritrovare nello staff dirigenziale Salvai, Pretato, Campra...tutti e quattro facemmo l'esordio in D nello stesso anno. Adesso c'è tanto da fare, ma non vedo l'ora e ho tanto entusiasmo".

di Boetto Ivan & C.

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