Sintetici, omologhe, deroghe e club in standby con le iscrizioni. Un domandone: chi paga?

UN PROBLEMA: OMOLOGHE E RIFACIMENTO CAMPI

In Piemonte si cerca di rispondere alla domanda: chi paga?

24 luglio 2017

 

Oggi grazie all'aiuto dei presidenti Angelo Frau (Cit Turin), Luigi Riccetti (Cenisia), Felice Marmo (Bsr Grugliasco) e Paolo Pesce (Lucento) che ci hanno permesso di raccogliere informazioni proviamo a spiegare perchè una trentina di società a Torino - e non solo, vedi Verbania - sono state messe in "standby" nell'elenco dei club regolarmente iscritti ai campionati Lnd: è centrale la questione dei sintetici e delle varie omologazioni.

 

IL PRIMO INVITO: TROVARE UN ALTRO CAMPO

 

E' quello che è successo al Cenisia, Vanchiglia, Lucento, Barcanova, Cbs, Cit Turin, Atletico Torino, Rivarolese ma anche Verbania, Città di Verbania...Un invito provvisorio ("pro forma") della Lnd per motivare, temporaneamente, l'esito negativo alle domande di iscrizione ai campionati.

 

COSA DICE IL REGOLAMENTO

 

Le omologhe dei campi spettano al proprietario degli impianti, che nel caso di Torino è naturalmente il Comune di Torino. Lo stesso Comune (lo riferiscono le società) in una delle ultime riunioni di fine maggio ha apertamente dichiarato tramite gli Assessori che le risorse economiche per coprire le spese relative alle omologhe per quasi 30 società non ci sono. Le stesse società in passato hanno creato dei contenziosi non volendosi accollare i costi. Le omologhe, così, sono state bloccate anche perchè negli anni la Lnd ha chiesto alle società uno sforzo che in pochi hanno voluto e potuto fare.

 

LE SPESE E I 10 ANNI

 

Ogni quattro anni (dopo 10mila euro circa per la prima omologazione all'atto della costruzione) le società sono chiamate a pagare circa 4000 euro più iva per spese dei tecnici e lavori su un impianto che è di proprietà del Comune. Secondo alcune fonti il costo può ridursi del 50% fornendo alcune certificazioni: quella di non svolgere un'attività commerciale, in sostanza.

Secondo molte società il vero problema non sono comunque le omologhe (si potrebbero suddividere i costi in 1500 euro a carico del Comune, 1500 dalla Figc e il resto di 1000 euro a carico delle società, ipotesi), ma ben altro.

Il vero problema nasce dopo 10 anni (ed ogni 10 anni): il rifacimento dei campi (lavori, smaltimento erba) costa circa 300mila euro. Chi paga? Il costo varia in base a metri quadri, presenza di asfalto, tipi di struttura circostante...Tra le varie proposte c'è quella di acquisire il diritto di superficie, che consentirebbe alle società di presentarsi davanti alle banche con ben altri requisiti per ottenere i mutui. Ma si parla di cifre comunque mostruose...

Altro proposta è quella di destinare il solo smaltimento a Comuni/Figc (la parte più pesante dei costi) e la sistemazione/lavori del nuovo manto alle società.

Le stesse società, d'altro canto, sono costrette ad accollarsi in molti casi (come a Torino) anche il 100% dei costi legati alle utenze, mentre fuori Torino ci sono Comuni che contribuiscono al 70-80% a queste spese. Il coro è: "Il nostro futuro è indebitarci o possiamo portare avanti le nostre attività in sinergia col Comune?".

Molte risposte, se vogliamo patate bollenti, sono in mano all'Assessorato.

 

CERCASI PUNTO D'INCONTRO

 

Al fine di trovare la quadra sono avvenuti una serie di incontri tra Comune (assessore allo Sport Roberto Finardi), direttivo Lnd e delegati (Mossino, Sibilia, Porta, Frau...).

La soluzione finale sulle omologhe potrebbe essere: spese a carico del Comune con un contributo, un'altra parte del contributo che spetta alla Figc di Roma e il resto alle società (prezzo forfettario).
La soluzione temporanea è naturalmente concedere come sempre avvenuto in passato le famose "deroghe": così le società potranno continuare ad avere il campo omologato con tanto di assicurazione. Ma il problema in sostanza si trascina dribblando le scadenze delle concessioni (a Torino alcune sono scadute nel 2013-2014).

 

UN ESEMPIO: BSR GRUGLIASCO

 

Sintetico al sesto anno di vita in via Leonardo da Vinci, che è gestito in "convenzione". Circa 4000 euro per il primo intervento relative alle omologhe due anni fa (spese di pernottamento di un ingegnere milanese incluse, 50% rimborsato dimostrando di non effettuare attività commerciale) e tra 4 anni il presidente Marmo dovrà gestire il problema del rifacimento del manto. Stesse domande di tutti i colleghi: chi pagherà? "Siamo dilettanti e facciamo fare sport ai cittadini. E' giusto che tutto sia a carico nostro, non essendo attività commerciale? Quanto possono contribuire Federazione e Comuni ? Per di più c'è il rischio che quando scade la concessione o la convenzione qualcuno si inserisca nel nuovo bando prendendo in gestione un impianto sul quale sono state fatte spese e manutenzione tutte a nostro carico".

 

LE ALTERNATIVE

Le alternative a tutto ciò sono drastiche: emigrare per giocare altrove (ipotesi scartata da quasi la totalità dei club), tornare ai campi in terra o in erba naturale o pensare di disputare altri campionati (Uisp, Csi, anche in questo caso non è l'obiettivo dei club abituati a competere per i maggiori campionati dilettantistici).

Per il momento, entro mercoledì, resta prioritaria la questione-deroga: chi la firmerà? La Figc (Armeni) o la Lnd tramite il presidente Sibilia?

di Boetto Ivan & C.

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