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ALESSIO MARMO (BSR) LASCIA IL CALCIO: "23 ANNI INDIMENTICABILI"

Alessio Marmo, qui davanti a Molinaro del Torino in amichevole
Alessio Marmo, qui davanti a Molinaro del Torino in amichevole
Compagni di squadra ed amici del Bsr Grugliasco in un'amichevole contro il Torino
Compagni di squadra ed amici del Bsr Grugliasco in un'amichevole contro il Torino

31 maggio 2016 - di Michele Rizzitano

 

"La domenica? Non sarà più la stessa cosa...". Oggi zoom su un momento particolare e delicato della vita di un giocatore dilettante o professionista. L'addio al calcio giocato. Il momento in cui il cervello prende consapevolezza che si chiude un capitolo fatto di gioie e dolori, di vittorie e sconfitte, ma soprattutto di vita da spogliatoio. Una cosa unica.

Questa volta tocca a un capitano, una bandiera grugliaschese, un leader e trascinatore di tanti spogliatoi per un totale di 23 anni di calcio: Alessio Marmo, classe '85 del Bsr Grugliasco.

Dirigenti, allenatori ed ex compagni di squadra gli hanno chiesto "...ma sei proprio sicuro?". E lui ha risposto così': "In realtà no...ma devo fermarmi. Devo. Mi costa tantissimo, ma non posso andare avanti ad infiltrazioni dopo i tanti infortuni subiti. Praticamente dovrei dire, per fare prima, cosa non mi sono rotto. Non ci posso far niente, la guerra in campo a me è sempre piaciuta. Mi divertiva, tanto più se dovevo marcare attaccanti alti e grossi. Ma sono quattro anni che i medici mi dicono di smettere...".

 

Marmo, cresciuto come centrocampista fino ai 14 anni nel Grugliasco e nella Juventus e poi difensore centrale, è uno che in campo non si è mai risparmiato. Insomma, un gladiatore, un "martello rompiscatole" aggiungiamo noi dopo che lui stesso si è definito così nei confronti dei vari gruppi dei quali ha fatto parte. Qualche giovane un po' svogliato dovrebbe leggere queste righe: vita da ferroviere negli ultimi 10 anni, dai 20 ai 30 anni, Marmo andava a giocare partendo anche da Milano la domenica mattina e tornando in Piemonte per la partita. Per sette anni è andata così. Poche ore di sonno, sveglia sempre presto al mattino, tantissimi sacrifici, una lotta continua contro gli infortuni, ma era sempre il primo a presentarsi ad allenamento (e ricorda di aver saltato una sola partita in 10 anni). Quando non riusciva ad allenarsi con la squadra, perchè impegnato col lavoro, lo faceva singolarmente: "Palestra o corsa, fermarsi mai...E questo continuerò a farlo". I mister si sono sempre fidati, bastava guardarlo negli occhi. Il difensore: "Il pallone l'ho sempre amato alla follia, per questo oggi è molto difficile fare questa scelta. Ricordo che da ragazzo facevo anche due partite a weekend, sabato e domenica con due squadre delle giovanili o prima squadra. Un pazzo...".

Per la gioia della moglie Mary, alla quale Marmo vorrebbe fare una statua, non è mai mancata almeno una volta a settimana la serata di ballo. Un modo per non pensare al calcio: "Lei mi ha sempre sostenuto. Una donna meravigliosa che ha capito i vari momenti della mia vita da giocatore, importanti e a volte un po' stupidi, ma inevitabili. Lo sappiamo tutti, se perdi, e perdi male, l'incazzatura ti resta almeno fino al martedì quando se ne parla ad allenamento...E poi la domenica, per tanti mesi, prendi la borsa, saluti tutti e te ne vai. Una calamita troppo forte".

 

Per fisico e movenze Marmo, ex giocatore di Grugliasco, Juventus, Carmagnola, Ivest, Nizza, Orbassano e Trofarello, ricorda un po' Fabio Cannavaro: agile, aggressivo ("Non ero portato per il tennis o il tutù..."), due piedi non proprio da grezzo difensore, non altissimo ma prestante. Pochi gol, uno pure in rovesciata con l'Orbassano, tanti di testa nei tour in area avversaria su palla inattiva e a momenti faceva gol anche al Torino di Ventura in amichevole dopo pochi minuti, qualche mese fa.

Marmo ha sempre fatto leva su queste caratteristiche fin dal '97/'98 quando ha viaggiato fino a Palermo e Ginevra per i vari impegni fuori Italia con le giovanili della Juventus.

Il centrale: "Poi si impara dai mister e dai più grandi, crescendo assieme. E' così che sono nate bellissime amicizie, condividendo stagioni in Eccellenza e Promozione. Qui potrei citare un mucchio di nomi, come il bomber Errico, mister Telesca, Stoica, Gallipoli, Martucci, Nardin, Rei, Conrotto, Fumero, Citeroni, Fondello, Gaeta, Viggiano, Valenti, Cambria, Principato...Grugliasco merita un capitolo a parte, perchè qui abbiamo creato uno zoccolo duro, un gruppo vero che due anni fa ha vinto la Promozione con una rimonta incredibile sull'Alpignano. Amici che anche se cambiano maglia, si sentono e si vedono sempre. Mi mancherà lo spogliatoio...ma queste cose resteranno. Penso al rapporto con Luca Del Boccio, un fratello. Lui coi giovani usa la carota, io usavo il bastone...Insomma, il buono e il cattivo. Penso poi al gruppo creato con Maiorana, Mecca, Balice, Schinco, Viggiano, Schiavone, Falzone, Accardo, Rabottini, Caria, Bordino, Cedro, Palmieri, Todella, ai giovani Lasaponara, Sansone e De Petris...Con molti di loro abbiamo condiviso anche le partite amichevoli contro Torino e Sampdoria, due belle soddisfazioni".

 

Marmo si definisce un "giocatore come tanti" ma non è quello che pensano in società al Bsr Grugliasco. Il presidente Felice Marmo e Piero Trevisani lo hanno ringraziato per ciò che ha trasmesso e lasciato ai giovani. Alessio: "Ho cercato di dare l'esempio a modo mio, a volte anche un po' da cattivo. Per dare un segnale sempre forte ovviamente non puoi calciare tu per primo a caso in allenamento, non puoi presentarti per ultimo, non puoi lamentarti anche se ti sei svegliato alle 3 di notte dopo aver lavorato. Quando vedevo tra i giovani chi si lamentava o diceva di essere stanco dopo essere uscito da scuola o all'università ero un po' intransigente...".

Sul web scrive così un suo ex compagno di squadra (Tumminello): "Ricordo la mia prima partita in prima squadra, Trofarello-Cavour. Ero giovane e carico a 1000, con le Mizuno nuove di color bianco. Ricordo un ragazzo più grande di parecchi anni che mi guardò dicendo: ehi tu ragazzino, dove cavolo vai alla comunione...?".

Marmo è fatto così. Un martello. Un giocatore che ultimamente ti ha impressionato? "Guidetti, ex calciatore di serie B nello Spezia e in tante altre squadre. Due anni fa giocava nel Gozzano nel nostro girone di Eccellenza. A 38 anni rincorreva gli avversari, giocando a due tocchi con una classe incredibile".

Il rapporto col papà presidente? "Ottimo. Con lui ho sempre parlato poco di calcio. Volevo sapere quello che sapevano i miei compagni di squadra, niente di più". Allenare i bimbi ti piacerebbe? "Non so...col mio carattere non penso che mi troverei a mio agio. Ci vorrebbe un pizzico di figura da psicologo che non ho. Farò il corso di allenatore e mi piacerebbe iniziare dalle giovanili, dai ragazzi un po' più grandi. Credo di saperli gestire molto meglio".

La chiusura a suon di ringraziamenti: "Un immenso grazie alla mia famiglia, a mia moglie, ai miei allenatori, dirigenti, presidenti e compagni di squadra. E' stata un'avventura stupenda, io continuerò ad allenarmi e arestare negli ambienti calcistici. Il Bsr Grugliasco è in ottime mani con due mister preparatissimi come Marangon e Yano. Un grazie anche a mister Marco Faghino, un idolo per me e per i miei compagni di squadra in questi anni".

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